+39 338 7484553 | +39 338 6326626 info@lecasedelprincipepantelleria.com

Andare in vacanza per qualche giorno o per qualche settimana a Pantelleria significa immergersi pienamente in una dimensione isolana pantesca. Il tempo cambia il ritmo con cui aveva scandito le nostre giornate e ci ritroviamo immersi in una dimensione temporale a sé stante.
Chi viene a farci visita molto spesso non resiste alla voglia di raccontare Le Case del Principe, con disegni, acquerelli e a volte testi descrittivi e poetici.
Claudia, nostra amica da tanti anni, business women di successo, sempre piena di cose da fare e considerevolmente affezionata alla connessione a internet per via del suo lavoro, è venuta a Pantelleria per 4 giorni.
Si è immersa così piacevolmente nella dimensione isolana da ritrovarsi in un omogeneo tutt’uno con la natura e coi tempi non più scanditi dall’orologio. Pantelleria è davvero per tutti!
Di seguito il racconto dell’isola e Le Case del Principe con le sue parole. Il testo lo trovate anche qui

Pantelleria: una dimensione temporale fuori dall’ordinario di Claudia Spinnato

C’era un tempo in cui il tempo era uno soltanto e la multitemporalità era parte solo dei racconti di fantascienza.

Non c’era internet, non c’era il web e i luoghi social digitali non esistevano nemmeno nell’immaginazione dei più fervidi scrittori.

Si era qui ed ora, possibili soltanto digressioni mentali nel passato e nel futuro. Stop. Soltanto un libro o un film ci trasmigravano con l’immaginazione in altri mondi.

Il massimo contatto da remoto concesso era il telefono con il filo e quindi neppure sempre possibile.

Ma ve lo immaginate?

Niente impellenze di autoscatti sorridenti, nessuna necessità di scattare foto ad ogni pietanza fumante, da pubblicare ancor prima di mangiarla, nessuna necessità di essere qui e in altri luoghi contemporaneamente.

Si stava meglio? Per certe cose sì, per altre no.

Ma vale la pena di tirarsene fuori ogni tanto dalla multitemporalità, anche per ritornarvi con maggiore consapevolezza (oggi va di moda anche questo) e magari con meno compulsività. 

Pantelleria

Accorgersi che il mondo continua a girare anche se non siamo connessi e che ogni tanto il farci presenti con parsimonia magari può far sì che ci si apprezzi di più: si può provare.

E capita poi che ci si prenda pure gusto ad assaporare il tempo unico del qui ed ora senza quel presenzialismo che la piazza digitale per definizione impone.

C’è un’Isola, allora, dove il tempo scorre ancora come tanto tempo fa e che ti induce alla dimensione del qui ed ora, perché il suo qui ed ora è così intenso che viene istintivo fermarvisi. E dove, anche se vi arrivi con tutte le buone intenzioni di seguire la multitemporalità che scandisce la tua vita ordinaria, qualcosa ti contagia e ti induce a rallentare.

Non è volontario, bastano un paio di giorni e il tuo metronomo interno comincia a scandire il tempo allo stesso ritmo dell’Isola, lo senti e cominci a lasciare andare e ad immergerti in un tempo antico, dove ogni passo di una passeggiata induce una sosta per respirare il profumo che arriva con una brezza di vento o per osservare una pianta di cappero che cresce lì inaspettata, chissà come, fra gli scogli e i sassi. 

Si rallenta a Pantelleria. O meglio si va a ritmo. A ritmo dell’Isola, quel ritmo naturale che non scandisce mai, oggi, le nostre giornate.

Si fanno programmi e si disfanno, ci si promette di incontrarsi e a volte si cambia idea anche all’ultimo minuto perché si sceglie di rimanere sulla sdraio a sorseggiare qualcosa immersi nel tramonto incipiente. 

 

 

Sinestesia è la parola che questa esperienza mi evoca: quel sentire le cose attorno con tutti i sensi contemporaneamente ampiflicandole proprio per questa condivisione fra tutti i nostri canali di comunicazione. E l’anima: il contatto con questa natura rigogliosa passa attraverso i pori della pelle e commuove.

Ti senti in sintonia con lo spazio circostante, ti immergi nei colori e nei profumi e a poco a poco il tempo comincia a rallentare o meglio, ecco il paradosso, è proprio il tempo che si modula sul tuo sentirti parte del luogo.

Dove la pigrizia cittadina che porta ad essere sedentari con il corpo e a correre con la mente in mille non luoghi digitali si capovolge, rinasce un desiderio antico, atavico, di esplorare i luoghi spaziali senza occuparsi del tempo cronologico. È la pancia che modula il giorno sul desiderio di mangiare qualcosa.

E c’è a Pantelleria un luogo straordinario dove questo senso del tempo è di casa e che anzi è nato proprio attorno a questa idea di vita. Le Case del Principe si chiama.

Negli anni ’70 Paolo Sallier de La Tour e Costanza Tasca d’Almerita quasi per caso si ritrovarono a Pantelleria in vacanza e se ne innamorarono al punto da far costruire proprio qui, su un promontorio da cui si arriva a mare con facilità, la loro casa di fuga dal mondo.

Dammuso si chiama questa costruzione locale che obbedisce rigorosamente a due must: una terrazza, possibilmente sul mare, e un tetto a forma di pancia arrotondata che sembra modellata con le mani e che, qui dove l’acqua dolce è un gran lusso, serve a far confluire l’acqua piovana in un canale per raccoglierla nella cisterna della casa. 

dammuso

Di internet non se ne parlava ancora ma già allora Paolo e Costanza sentirono che lì il tempo sapeva scorrere in un modo speciale. Vollero condividere questo loro paradiso con gli amici più cari e così costruirono anche altri dammusi attorno al loro.

A poco a poco la voce si sparse e da tante parti del mondo sempre più persone vollero venire a trascorrere qui qualche giorno per reimpossessarsi di un tempo naturale.

I residenti a Pantelleria cominciarono a chiamarle Le Case del Principe e ancora oggi questo è il nome dei dammusi sul promontorio.

Oggi la loro figlia Ariane vive qui per molta parte dell’anno e gestisce i suoi dammusi con lo stesso mood di famiglia e lo stesso amore per questa isola dai colori intensi, dove la scura roccia vulcanica specchiandosi nel mare lo rende di un blu così denso che non si può descrivere a parole. 

Lei, Ariane, dell’Isola ha fatto la sua residenza d’eccellenza sin da quando era ragazza e proprio qui sono nati e cresciuti i suoi figli, Ghero e Costanza, che come lei vi tornano spesso per immergersi nel tempo isolano.

È un posto straordinario, Le Case del Principe. Qui il concetto di lusso è sottile e fuori dai canoni tradizionali. È lusso il vaso di fiori freschi o di rami verdi d’estate che Ariane personalmente dispone in ogni casa prima dell’arrivo degli ospiti,

lo è lo scacciapensieri che un’amica innamorata dell’Isola ha costruito, diverso e unico per ciascuna casa, intrecciando bei pensieri con rami asciugati dalla salsedine, conchiglie non più case di animaletti, sassolini, pezzetti di vetro colorato e altri piccoli oggetti persi da qualcuno ed erosi dal mare, raccolti sulle spiagge di tutto il mondo. 

Lo è anche l’accoglienza, l’essere considerati di casa, l’aperitivo di benvenuto con Ariane che ti suggerisce come meglio godere dell’Isola.

È lusso la terrazza che ogni casa ha sul mare.

Il silenzio, il potersi isolare dal mondo a cinque minuti di auto dal paese.

L’avere una discesa a mare privata con un sentiero di facile percorrenza su un’isola dove al mare si accede con difficoltà a causa delle coste alte e frastagliate.

Il faro che brilla al tramonto e chiude la punta del golfo sotto casa

Giocare durante una passeggiata a scoprire il volto di un saraceno in una roccia che sembra posata lì da un gigante mentre ti accorgi che il faro fa capolino da una nicchia che pare che quel gigante abbia sceneggiato proprio per lui.

Il lusso più grande però è saperne godere di questi lussi. Sapere rallentare e farsi prendere da tempi altri, quasi dimenticati ormai nelle nostre città e che permettono di sentirla quest’Isola e di restarci immersi qualche giorno per ritrovare qualcosa di noi che non abbiamo mai il tempoecco, appuntodi ascoltare.

 

Share This